Ollolai

Ollolai
comune
(IT) Ollolai
(SC) Ollollai
Ollolai – Stemma
 
Ollolai – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
Sindaco Efisio Arbau (lista civica) dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate 40°09′39″N 9°11′42″ECoordinate: 40°09′39″N 9°11′42″E (Mappa)
Altitudine 960 m s.l.m.
Superficie 27,24 km²
Abitanti 1 317[1] (30-11-2015)
Densità 48,35 ab./km²
Comuni confinanti Gavoi, Mamoiada, Olzai, Ovodda, Sarule, Teti
Altre informazioni
Cod. postale 08020
Prefisso 0784
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 091056
Cod. catastale G044
Targa NU
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti ollolaesi (ollolaèsos in sardo)
Patrono san Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ollolai
Ollolai
Posizione del comune di Ollolai nella provincia di Nuoro
Posizione del comune di Ollolai nella provincia di Nuoro
Sito istituzionale

Ollolai è un comune italiano di 1.317 abitanti della provincia di Nuoro. Antica sede di curatoria e centro principale dell'omonima Barbagia, il suo territorio si estende su una superficie di 2.734 ettari.

Indice

Storia

Dalla Preistoria al periodo bizantino

Sul monte di Santu Basili ci sono le radici del paese. Qui infatti si hanno testimonianze dei primi insediamenti umani risalenti al 4000 a.C. Successivamente a queste genti si unirono clan di nuragici fuggiaschi delle pianure del Campidano per sottrarsi all'invasore Cartaginese: gli Iolaesi, il cui nome, nel tempo mutò in Iliesi. Da essi avrebbe avuto origine il paese.

Oltre a Santu Basili, vari reperti sono stati trovati nelle località di Sinasi, Su Tri'inzu, Puzone, S'Enucrarzu, Sa 'Erina, Sos Molinos, Donni'eddu (di origine giudicale), Sos Gadones, Moroniai, Orroco'ina.[2][3]

Gli abitanti della Barbagia di Ollolai (chiamata così in quanto il paese, sede di curatoria in epoca giudicale, doveva esserne il centro più importante) praticavano ancora il paganesimo, mentre nelle pianure della Sardegna il Cristianesimo si era rapidamente imposto (IV secolo).

L'imperatore bizantino Maurizio, comprendendo che il dominio non sarebbe mai stato completo fino a che i Barbaricini fossero rimasti autonomi, chiese l'intervento di papa Gregorio I. Il pontefice si rivolse allora al capo dei barbaricini, Ospitone, che viveva, secondo la leggenda, sui monti di Santu Basili. Si rivolse a lui in quanto questi si era già convertito alla religione cristiana, per aiutare o quanto meno non ostacolare l'opera missionaria dei suoi inviati Felice e Ciriaco.

Periodo giudicale

Il famoso Crocifisso ligneo sale ad Ollolai
Chiesa di San Michele Arcangelo

Durante il periodo giudicale, della curatoria di Ollolai, anticamente, facevano parte i comuni di Gavoi, Lodine, Fonni, Ovodda, Olzai, Mamoiada, Teti, Austis, Tiana. In un secondo momento, vennero integrati Orgosolo e Oliena

Evento cruciale nella storia dell'antica capitale della Barbagia, fu l'incendio del 5 agosto 1490, che distrusse gran parte dei rioni del villaggio. Le cause del disastro furono viste nella Disamistade di quegli anni tra le due famiglie più potenti del paese, gli Arbau e i Ladu, i primi erano favorevoli agli Aragonesi, i secondi parteggiavano per Arborea. Accadde che un figlio dei Ladu, che i frati francescani istruivano con cura, venne ucciso e il suo corpo fu ritrovato nel pozzo dell'orto del convento [1]. Del delitto probabilmente imputabile agli Arbau, vennero accusati i frati che, abbandonando in tutta fretta il villaggio, portarono con loro solo un pregevole Crocifisso ligneo[4], ancora oggi conservato nella Cattedrale di Santa Giusta a qualche chilometro da Oristano. Due giorni dopo la loro partenza, si scatenò improvvisamente l'incendio che la leggenda attribuisce alla maledizione lanciata dai frati che, nel partire per non più tornare, del paese batterono anche la polvere dai calzari, affinché niente andasse con loro. È molto più probabile che l'incendio fosse dovuto a una rappresaglia contro gli ollolaesi, ancora fedeli alla ormai estinta casata degli Arborea a cui i francescani erano legati.

Secondo la tradizione orale, dei sette vicinati dell'antica capitale della omonima Barbagia: Ollolai, su Triqinzu, Moroniai, Donniqeddu, Mirisone, Orrocoqina, Su ‘e Pezzi (citati anche da Vittorio Angius), protetto dal Santo patrono, non scampò che il primo.

Età moderna

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Nella piazza principale del paese, sistemata ai primi del Novecento incanalando il torrente Su Rivu Mannu che l'attraversava, sorge la parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo. In essa, oltre ad alcune tavole del pittore Carmelo Floris, si trova nell'abside, sopra il coro ligneo del 1600, il grande crocifisso dipinto dal noto pittore ollolaese Franco Bussu.

La chiesa ebbe diversi rimaneggiamenti, la parte più antica è la cappella dedicata a San Bartolomeo apostolo.

Nei pressi della piazza, sorgeva la chiesetta dedicata a Santa Susanna, ora completamente demolita.

Al centro del nucleo più antico del paese, vi è la chiesa dedicata a Sant'Antonio di Padova; ivi, per tradizione, si svolge la festa di Sant'Antonio abate, con l'accensione del falò nella pizzola adiacente.

A qualche chilometro dal paese, verso valle, si trova la chiesa dedicata a San Pietro apostolo ricostruita, negli anni settanta, dopo la demolizione dell'antica chiesa romanica.

Sul monte omonimo, in una valle nascosta e ben protetta dagli ammassi granitici delle cime circostanti, la chiesa dedicata a San Basilio Magno, edificata dai monaci basiliani e utilizzata, dopo la loro cacciata, dai francescani. L'annesso convento e "muristene" (cumbersia), utilizzando nella costruzione conci di trachite provenienti dalla chiesa, parrebbe d'epoca posteriore.

Accanto al cimitero, prima dei recenti ampliamenti, erano ancora visibili le tracce della chiesa dedicata a Santa Vittoria. Alla voce Ollolai del "Dizionario", Vittorio Angius, sbagliando, ne cita una dedicata a Santo Stefano. Si tratta, in realtà, di quella dedicata a San Sebastiano le cui rovine sono ancora visibili sull'omonima cima che domina la vallata di Ottana.

L'errore deriva certamente dalla somiglianza del nome dei due Santi nella parlata locale: " Istene" (Stefano) e "Istianu" (Sebastiano). Sempre l'Angius, parla di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, che si trovava a circa un miglio dall'abitato, di cui gli ollolaesi non conservano memoria.

Acque e sorgenti

Il territorio è ricco d'acque e sorgenti. Entro l'abitato, la più famosa e abbondante è quella di Gupunnio, conosciuta come " Sa Untana Manna" e dottamente ribattezzata Regina Fontium.

Minore per portata d'acqua, è la fontana de Su Sapunadorju (il lavatoio), detta Sa Untanedda (la fontanella)[5]. A qualche centinaio di metri dall'abitato, vi è la fontana de Su Puthu, un tempo utilizzata come abbeveratoio. Le acque sono tutte fresche e leggere, ma, ciascuno degli ollolaesi, ha le proprie preferenze. Nella zona di Littu, vi sono altre rinomate fonti.

Aree naturali

Volendo, si può scendere fino alla cima di Mareddu, o andare a perdersi tra rocce e anfratti, alla ricerca di ultracentenari tassi.

Monte Santu Basili

Dall'abitato si percorre una strada in salita ma in buone condizioni, costeggiata da lecci, roverelle, eriche, cisti e timi ed elicrisi profumati. Proseguendo per l'antica strada si arriva alla piccola valle nascosta, dove sorge la chiesetta bizantina dedicata a San Basilio Magno e si intravvedono le rovine dell'antico convento. Tra i massi, spuntano agrifogli e tassi ultracentenari.

Dalla valle, con una certa fatica, improvvisandosi capre, si sale a Sa Punta Manna chiamata la "finestra della Sardegna" perché, dai suoi 1126 metri di altezza, è possibile spaziare lo sguardo, quando l'orizzonte è terso, sia sul Mar Tirreno sia sul Mar di Sardegna. Molto più agevole, l'ascesa a Su Nodu de S'As'isorju, che, anche se non appare, la supera in altezza.

Da questi due balconi naturali, è possibile contemplare tutta la valle del Tirso, i piani del Marghine con i monti omonimi, il Montiferru e il Campidano superiore di Oristano. All'imbocco del sentiero che porta a S'Asqisorju, a destra, si trova l'anfratto de 'Sa Onca Frabiqà, utilizzata come riparo e come sepoltura, dal paleolitico al tardo Medioevo. Lungo la vecchia strada, sempre a destra, Sa Untana de Sos Pardes e i resti di un villaggio nuragico.

Gosqini

Paesaggisticamente eccezionale, di primo mattino, è la strada che, attraverso Gosqini scende al lago Cuqinadorja. È il regno dei corbezzoli, dei ginepri e di mille altre essenze odorose.

Sulla destra, a guardia del lago, i resti dell'insediamento nuragico-tardo medioevale de Su Triqinzu.

Palai

Una strada di buona percorribilità, porta a Palai. L'Angius, vi cita un nuraghe, ma, ai nostri giorni, non se ne notano tracce evidenti.

A sinistra, Monte Sant'Istianu con le rovine dell'antica chiesa e un insediamento nuragico. Dall'altura, si domina Olzai, la piana di Ottana e ci si può divertire ad individuare quasi altri trenta paesi.

Guida ai Comuni di Ollolai e Sarule
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