Biella

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Biella
comune
Biella – Stemma Biella – Bandiera
Biella – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Biella-Stemma.png Biella
Amministrazione
Sindaco Marco Cavicchioli(centrosinistra) dall'08/06/2014[1]
Territorio
Coordinate 45°33′59″N 8°03′12″ECoordinate45°33′59″N 8°03′12″E (Mappa)
Altitudine 420 m s.l.m.
Superficie 46,69 km²
Abitanti 45 016[2] (31-12-2014)
Densità 964,15 ab./km²
Frazioni BarazzettoChiavazza,ColmaCossila San GiovanniCossila San Grato,FavaroOropaPavignano,VaglioVandorno
Comuni confinanti Andorno MiccaCandelo,Fontainemore (AO),GaglianicoOcchieppo InferioreOcchieppo SuperiorePettinengo,PollonePonderano,PralungoRonco Biellese,Sagliano MiccaSan Paolo CervoSordevoloTollegno,Vigliano BielleseZumaglia
Altre informazioni
Cod. postale 13900
Prefisso 015
Fuso orario UTC+1
CodiceISTAT 096004
Cod. catastale A859
Targa BI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 589 GG[3]
Nome abitanti biellesi
Patrono santo Stefano martire
Giorno festivo 26 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Biella
Biella
Sito istituzionale
« Biella tra 'l monte e il verdeggiar de' piani
lieta guardante l'ubere convalle,
ch'armi ed aratri e a l'opera fumanti
camini ostenta »
(Giosuè CarducciRime e ritmi, 1898)

Biella (IPA['bjɛl:a]Bièla ['bjɛla] in piemontese) è un comune italiano di 44.998 abitanti[2], capoluogo dell'omonima provincia nelPiemonte settentrionale.

La città è situata ai piedi delle Alpi Biellesi, e la sua esistenza è attestata sin dall'alto Medioevo. Dominata in seguito dai vescovi di Vercelli, nel 1379 passò ai Savoia. Nel corso dell'Ottocento Biella conobbe un grande sviluppo urbanistico e industriale, divenendo presto nota per le sue industrie tessili.

Numerose sono le testimonianze storiche e artistiche del suo passato; tra le più importanti si ricordano il battistero, la cattedrale, il campanile di Santo Stefano e numerose ville e palazzi.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Biella Piano

Biella è situata ai piedi delle Alpi biellesi, sezione delle Alpi Pennine, al centro di rilievi montuosi ricchi di sorgenti (Massiccio del Bo, monti Mucrone – con l'omonimo lago – eCamino cuore di questa sezione) che alimentano i torrenti Elvo a ovest della città, Oropa eCervo a est.

Dista 72 km da Torino, 86 da Aosta, 100 da Milano e 115 da Lugano.

Distanza dalle altre province piemontesi: 42 km da Vercelli, 56 km da Novara, 97 km daAlessandria e Verbania, 92 km da Asti e 158 km da Cuneo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della città[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo comunale e Campanile di Santo Stefano

I reperti preistorici attestano la presenza nel Biellese di cacciatori/raccoglitori neanderthaliani tra i 120.000 e i 35.000 anni or sono. Homo sapiens comparve invece nel paleolitico superiore, attorno ai 35.000 anni fa, come attestano tra gli altri alcuni ritrovamenti sul Bric Burcina (oggi al confine tra i comuni di Biella e di Pollone). In questo sito è anche documentata la presenza di un insediamento protostorico risalente alle età del bronzo e del ferro.[4]


La miniera di Vittimuli o Victimuli si insediò lungo i territori della zona della Bessa (pianura biellese) e sfruttò i giacimenti auriferi che dopo le glaciazioni si erano disciolti nel torrente Elvo. Tale sfruttamento continuò anche in epoca romana e continua ancora, sia pure come semplicehobby.

Sulla collina dove sorge l'attuale Parco della Burcina furono ritrovati nel 1959 attrezzi da lavoro e monili risalenti all'età del ferro che testimoniano le antiche origini di Biella[5].

Bugella[modifica | modifica wikitesto]

Un documento dell'anno 826 attesta come l'allora Bugella venne donata al conte Bosone da Ludovico il Pio (figlio di Carlo Magno), imperatore del Sacro Romano Impero, di cui Bosone era messo[6].

È questa la prima volta che il nome della città compare in un testo ufficiale; un altro documento (anno 882) testimonia poi di un'altra cessione, questa volta da parte di Carlo il Grosso alla Chiesa di Vercelli[7].

Il nome Bugella deriva dalla binata celto-latino di bu-cellae dove cellae significa luogo di dimora, mentre il prefisso bu è particella intensiva per indicarne la minore importanza, in questo caso rispetto a Vercelli dove il prefisso "ver" significa appunto maggiore importanza. [8]

Nel X secolo la città fu dominata da AlemanniLongobardi e Franchi, i quali costruirono le prime mura. Di questo periodo restano soltanto il Battistero e il campanile di una chiesa dedicata a Santo Stefano (ora nome dell'attuale duomo cittadino) attorno ai quali crebbe la città.

Il borgo medioevale del Piazzo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piazzo (Biella).

Il Piazzo, borgo medioevale che costituisce la parte alta di Biella, è considerato il cuore della città e fino al XIX secolo era sede del municipio. All'interno del borgo si possono ammirare spunti architettonici tipicamente medioevali come piazza Cisterna e la duecentesca chiesa di San Giacomo. Il borgo è collegato al resto della città con numerose coste e salite medioevali, ma vi si può accedere più comodamente utilizzando la funicolare gestita dall'azienda dei trasporti pubblici A.T.A.P.

Rivalità fra i Visconti e i Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Martiri della Libertà: statua aQuintino Sella; sullo sfondo il Teatro Sociale Villani

Tra il XIV secolo e il XV secolo vi furono numerosi scontri tra i Visconti e i Savoia per conquistare il possesso del Biellese. Nel 1377 una rivolta cittadina capeggiata dal canonico Ardizzone Codecapra pose fine al dominio dei Vescovi di Vercelli, con la dedizione ai Savoia. Sul finire del Quattrocento fu edificata la Basilica di San Sebastiano.

Seicento e Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Il XVII secolo vide invece guerre contro i francesi e gli spagnoli e la città fu occupata dai primi nel 1704; nel 1706 l'eroico soldato biellesePietro Micca salvò a prezzo della propria vita la città di Torino e di conseguenza Biella dall'invasione francese.

Il 1º giugno 1772 fu eretta la diocesi di Biella[7].

Nel 1798 Biella fu però nuovamente occupata dai francesi con l'approvazione dei liberali biellesi che speravano in un futuro prospero e privo di conflitti. Nella piazza della chiesa di Santo Stefano fu innalzato l'albero della libertà. Dopo la battaglia di Marengo, la città venne annessa alla Francia. Il Congresso di Vienna la ridiede nuovamente ai Savoia[9].

La via della lana[modifica | modifica wikitesto]

Biella-Panorama da Chiavazza.JPG
Panorama di Biella

Nel 1835 lungo le rive del torrente Cervo veniva acquistato da Massimo Sella un edificio del 1695 che era stato prima utilizzato per la torcitura della seta e che sarebbe stato in seguito trasformato in lanificio, mentre nel 1866 il nobile Giovanni Battista Rivetti Badone fondò la Filatura Rivetti Padre e Figlio.

Con l'introduzione dei nuovi telai meccanici nasceva così il primo lanificio moderno, con una lavorazione della lana che continuava una tradizione risalente a più di cinquecento anni prima, se si considera che già nel 1245 erano inseriti negli statuti di Biella il Collegio dei Lanaioli e quello dei Tessitori[7].

Nel 1859 Biella venne liberata dall'assedio delle truppe austriache da Garibaldi; in seguito al Decreto Rattazzi diviene capoluogo dell'omonimo circondario della provincia di Novara. Entrerà a far parte della provincia di Vercelli nel 1927, per diventare infine provincia autonoma nel 1992[9].

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda guerra mondiale Biella – una delle città fulcro della Resistenza in Piemonte – fu teatro, con le sue colline e le sue montagne che le fanno da corona rendendola pari ad un'inespugnabile enclave, di intense lotte partigiane e di fatti sanguinosi legati alla guerra civile anche nel periodo post bellico (si veda ad esempio la strage di Graglia).

Luogo della memoria della Resistenza partigiana contro il nazifascismo è Villa Schneider, un edificio storico divenuto poi sede di un assessorato comunale e di una sala permanente della memoria allestita a ricordo degli eventi accaduti nel Biellese negli anni che vanno dal 1943 al 1945.

Anni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Biellese ai raggi X

La realtà di Biella e del suo circondario è stata descritta nel 2006 dal giornalista e saggista - nonché cofondatore di Telebiella - Giuliano Ramella nel suo libro Ortàlia ed altre periferie invisibili. In una sorta di racconto tragicomico della città e dei suoi abitanti sono raccolti gli scritti pubblicati dall'autore dal 1992 al 2006 sul foglio locale La Nuova Provincia o scritti per un'apposita rubrica radiofonica di Radiobiella. Un "florilegio" che dispiega fatti (e, almeno secondo l'autore, misfatti) di una città comunque sempre capace di interrogare sé stessa e tesa a districarsi sulla strada verso un'ipotetica e modernaShangri-La - secondo la definizione data ad inizio anni novanta dal giornale La Stampa in un dettagliato resoconto dalle terre biellesi - le altre periferie invisibili - vicine e lontane allo stesso tempo - che si incontrano lungo il cammino del pensiero glocal.

Biella è stata negli anni finali della seconda guerra mondiale un centro vitale per la realizzazione dei macchinari dellaPiaggio che aveva trasferito nella città piemontese, da Pontedera, i propri stabilimenti, a rischio a causa dei bombardamenti verso le truppe della Germania nazista in fuga verso il nord. È stato qui che nel 1944 venne progettato il prototipo progenitore della "Vespa", il "Paperino", da cui negli anni seguenti sarebbe derivato uno dei modelli più diffusi di motoscooter.

In anni ancor più recenti, ed in campo televisivo, grazie all'opera dell'imprenditore Giuseppe Peppo Sacchi, nel 1971nacque Telebiella, prima tv libera italiana e la prima emittente privata a rompere il monopolio della RAI (l'emittente di Sacchi fallì poi negli anni ottanta ma rinacque in seguito sotto altra proprietà)[10].

In seguito anche il mobilificio biellese Aiazzone sarà un altro importante protagonista dello sviluppo delle televisioni locali.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Biella.

Il clima di Biella è quello tipico delle zone prealpine. In inverno il termometro scende sovente sotto lo zero, con frequentinevicate e gelate. La primavera e l'autunno sono le stagioni più piovose, con le maggiori concentrazioni in maggio e novembre. L'estate è calda e sovente afosa; talvolta le temperature arrivano a toccare o addirittura superare i 30 °C. Frequenti in questa stagione sono anche i temporali.

BIELLA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. media (°C) 5,8 7,4 12,1 16,5 21,6 25,0 27,8 26,0 22,1 16,0 10,9 7,0 6,7 16,7 26,3 16,3 16,5
T. min. media (°C) -0,6 -0,1 3,4 6,7 11,1 14,4 17,1 16,0 13,6 8,3 4,1 1,0 0,1 7,1 15,8 8,7 7,9

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