Frosinone

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Frosinone
comune
Frosinone – Stemma Frosinone – Bandiera
Frosinone – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Frosinone-Stemma.png Frosinone
Amministrazione
Sindaco Nicola Ottaviani (Forza Italia) dal 21 maggio 2012
Territorio
Coordinate 41°38′00″N 13°21′00″ECoordinate41°38′00″N 13°21′00″E (Mappa)
Altitudine 291 m s.l.m.
Superficie 46,85 km²
Abitanti 46 529[1] (30-11-2014)
Densità 993,15 ab./km²
Frazioni Capo Barile Nicolia, Cerreto, Colle Cannuccio, Colle Cottorino, Colle Martuccio, Fontana Grande, Impratessa, La Cervona, La Pescara, Le Pignatelle, Le Rase,Madonna della Neve, Le Noci, Pratillo, San Liberatore,Selva dei Muli, Stazione, Valle Contessa, Vetiche I.
Comuni confinanti AlatriArnaraCeccano,FerentinoPatricaSupino,TorriceVeroli
Altre informazioni
Cod. postale 03100
Prefisso 0775
Fuso orario UTC+1
CodiceISTAT 060038
Cod. catastale D810
Targa FR
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 196 GG[2]
Nome abitanti frusinati
Patrono San Silverio e sant'Ormisda
Giorno festivo 20 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Frosinone
Frosinone
Posizione del comune di Frosinone nell'omonima provincia
Posizione del comune di Frosinone nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Frosinone (/froziˈnoːne/, Ascolta[?·info]Frusenone /frusəˈnoːnə/ in dialetto frusinate[3]) è un comune italiano di 46 529 abitanti[1]capoluogo dell'omonima provincia del Lazio, spesso identificato anche come capoluogo della Ciociaria, è un centro industriale e commerciale. Geograficamente costituisce un importante nodo di comunicazione del Lazio meridionale; Città volsca con il nome diFrusna e poi romana come Frùsino, nel corso della sua storia a causa della sua collocazione è stata soggetta a molteplici devastazioni e saccheggi; in conseguenza di ciò e delle distruzioni dovute ad eventi sismici (il più rovinoso dei quali fu nel 1350) conserva poche seppur importanti tracce del proprio passato, come le rovine dell'anfiteatro, i reperti conservati nel museo archeologico cittadino e il monumento funerario del II secolo in località Sant'Angelo.

Indice

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Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Frosinone - Panorama.JPG
Frosinone, panorama del centro storico dominato dal campanile della cattedrale
Ponte "della Fontana" sul fiume Cosa

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Situata su di un colle che domina la valle del Sacco, Frosinone è circondata dai monti che delimitano la valle, ossia gli Ernici a Nord ed i Lepini ad Est e a Sud, dove si intravedono gli Ausoni.

Il territorio comunale è attraversato dai torrenti Cenicia e Rio e dal fiume Cosa, il cui flusso, sia per cause naturali che per la captazione delle sue acque, è ormai estremamente ridotto; un tempo invece era soggetto a frequenti piene con conseguenti inondazioni. Il rinvenimento di un'area di ghiaia nel corso di scavi archeologici nella zona di De Matthaeis[4] fa presupporre che in antichità vi scorresse un altro fiume, oggi scomparso. Nella pianura del Sacco sono presenti alcune fonti le cui acque sono sfruttate ad uso potabile ed industriale.

Sul colle permane il nucleo centrale della città, la cui prima espansione è avvenuta sulle colline circostanti; la realizzazione della stazione (1863) a valle del centro storico ha determinato lo sviluppo edilizio del quartiere omonimo, ma l'espansione maggiore della città si è realizzata nel corso del Novecento, scendendo disordinatamente verso la pianura lungo i crinali e le vie di comunicazione: in conseguenza di ciò si distinguono oggi nell'uso comune una Frosinone alta e una Frosinone bassa.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Frosinone.

Il clima del capoluogo della Ciociaria è di tipo semi-continentale, a causa della distanza dal mare e della posizione collinare, a poca distanza da catene montuose di un certo rilievo. Agli inverni sovente nebbiosi e relativamente rigidi, specie in caso di incursioni fredde da est, si contrappongono infatti estati piuttosto calde ed afose, nelle quali Frosinone è soggetta al fenomeno dell'"ondate di calore", per cui con relativa frequenza raggiunge un livello di allerta da codice rosso, (sulla base della scala di allerta stabilita dallaProtezione Civile) ovvero quando si verificano condizioni meteorologiche a rischio che persistono per alcuni giorni e per le quali è necessario adottare interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio.[5] Significative le escursioni termiche diurne, in particolar modo d'estate e tutt'altro che rari gli episodi nevosi, ultimi dei quali, con 12 centimetri di accumulo, il 17 dicembre 2010 e soprattutto il 4 febbraio 2012 con 64 cm nella zona alta e 58 cm nella parte bassa della città. Di rilievo, anche la nevicata con 30 cm di accumulo che si verificò in piena primavera, il 15 aprile 1995 (giorno di Pasqua) e tra le più tardive mai avvenute in città.

FROSINONE
(1971-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. media (°C) 11,2 12,6 15,2 17,7 22,9 27,0 30,6 30,9 26,5 21,1 15,2 11,9 11,9 18,6 29,5 20,9 20,2
T. min. media (°C) 1,0 2,5 4,0 6,0 10,0 13,5 16,1 16,5 13,5 9,4 4,8 1,8 1,8 6,7 15,4 9,2 8,3
T. max. assoluta (°C) 19,0
(1996)
21,6
(1990)
26,8
(1981)
27,8
(1993)
31,4
(1994)
38,0
(1982)
39,2
(1983)
40,4
(1998)
38,2
(1982)
30,0
(1997)
24,8
(1994)
21,8
(1991)
21,8 31,4 40,4 38,2 40,4
T. min. assoluta (°C) -18,0
(1985)
-7,2
(1991)
-7,3
(1971)
-2,2
(1991)
1,4
(1991)
5,4
(1980)
8,7
(1980)
8,0
(1989)
4,7
(1971)
-0,4
(1971)
-7,2
(1973)
-7,4
(1991)
-18,0 -7,3 5,4 -7,2 -18,0
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 0 7 19 19 5 0 0 0 0 0 45 5 50
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 14 10 4 1 0 0 0 0 0 0 4 12 36 5 0 4 45
Precipitazioni (mm) 104,6 112,6 87,9 116,7 74,4 47,9 41,6 56,5 102,8 147,5 192,6 147,5 364,7 279,0 146,0 442,9 1 232,6
Giorni di pioggia 8 8 9 11 8 6 4 5 7 9 11 10 26 28 15 27 96
Giorni di nebbia 13 8 5 5 5 1 1 1 3 9 12 12 33 15 3 24 75
Umidità relativa media (%) 76 72 70 71 71 68 66 66 71 76 79 79 75,7 70,7 66,7 75,3 72,1

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamenti in diversi luoghi nel territorio, come i manufatti in pietra del Paleolitico inferiore (circa 250.000 anni fa) rinvenuti in località Selva dei Muli, testimoniano di antichissimi insediamenti nella zona.

Sempre nella stessa località, circa 4.000 anni or sono, esisteva un ampio abitato eneolitico. Nel millennio successivo la presenza umana si sarebbe diffusa nel territorio, come dimostrano i reperti archeologici rinvenuti nella parte alta della città (là dove sorgerà successivamente la cittadina volsca e romana), riferibili all'Età del bronzo finale (XII-X secolo a.C.), e nelle località Fontanelle e Fraginale, costituiti sia da resti degli antichi abitati, che da alcune sepolture databili intorno al VII-VI secolo a.C. È già volsca la necropolicasualmente scoperta presso l'odierno piazzale De Matthaeis, che comprende 21 tombe del VI-V secolo a.C.[6].

Le origini del nome

Frusĭno (questo il nome latino) era all'epoca abitata dal popolo dei Volsci, seppur compresa nel territorio degliErnici. Il nome preromano della città sarebbe Frusna, l'etimologia del quale è controversa; tuttavia si sono tentate varie ipotesi: una prima farebbe derivare il nome dalla radice del greco πόρτις (portis: giovenca); una seconda, osservando l'assonanza con radici etrusche, ricollega il nome ad un'ipotetica gens etrusca Fursina (o anche, Frusina o Prusina); a queste tesi se ne è affiancata una più recente, che basandosi sui legami tra le civiltà italiche preromane, ed in particolare quella etrusca, con i popoli accadico-sumeri, ipotizza influenze analoghe anche per i toponimi: stando a ciò Frusna avrebbe il significato di “terra irrorata dai fiumi”.

I Volsci nel Lazio

Non ci è dato sapere di un eventuale ruolo della città nelle guerre che videro contrapposti i Volsci ai Romani, sappiamo invece[7][8] che nel 306 a.C. la città fomentò assieme alla Lega Ernica una ribellione al dominio di Roma: come punizione il suo territorio fu ridotto di un terzo (che passò alla vicina Ferentino, rimasta fedele all'Urbe), fu saccheggiata e i capi della rivolta, deportati a Roma, vennero pubblicamente decapitati (303 a.C.). Fu in seguito devastata dall'avanzata di Annibale lungo la Via Latina (durante la II guerra punica), alla quale non volle arrendersi: questo le meritò l'appellativo, datole da Silio Italico, di Bellator Frusino, che tuttora campeggia nello stemma cittadino:

« Fert concitus inde per iuga celsa gradum, duris qua rupibus haeret, bellator Frusino »
(Punica XII, 39)

Silio Italico loda Frusino anche nel corso dell'elencazione degli alleati romani nella battaglia di Canne ("a duro Frusino haud imbellis aratro", VIII, 398). Anche scrittori greci la nominano nei loro scritti, mentre tra i romani, in seguito,Giovenale evidenzierà la tranquillità della città volsca.

Sappiamo che sotto la dominazione romana fu municipio con diritto di voto e fu iscritta alla tribù Ufentina; in epoca imperiale divenne colonia e parte delle sue terre vennero assegnate ai veterani, forse anche per contrastare un progressivo spopolamento.

Sulla diffusione del Cristianesimo a Frosinone non si hanno notizie certe, ma si ritiene che sia esistita un'antica diocesi; a Frosinone nacquero due pontefici, Ormisda e Silverio(unico caso di due papi padre e figlio), oggi patroni della città.

Molti scrittori antichi, tra i quali Tito Livio, Cassio Dione, Silio Italico, Festo Pomponio, Floro, GiovenaleCicerone ricordano la città di Frosinone non solo per meri fatti storici, ma anche per le virtù dei suoi abitanti. Lo stesso Cicerone nel territorio di Frosinone possedeva una villa o un fondo come è possibile intuire da una lettera inviata al suo amico Attico[9]. Nonostante le traversie politiche e militari, Frosinone fu Prefettura e Municipio con tutti i diritti che la cittadinanza romana comportava. Come qualche storico riferisce furono innalzate le mura a difesa della città. Fu abbellita di edifici, monumenti e statue, che le guerre, lo scorrere dei tempi, l'incuria o la stoltezza degli uomini hanno mandato in rovina, anche se negli ultimi decenni sono stati ritrovati numerosi reperti custoditi in vari musei, per esempio la celebre statua di Marte che si trova a Roma, a Villa Torlonia che fu rinvenuta nel 1744 nella zona che ancora oggi si chiama Colle Marte[10].

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Frosinone fu più volte distrutta durante le invasioni barbariche, e rimase sempre dipendente dalla Roma papale; la sua funzione era principalmente agricola.

Nel duecento saranno gli anagnini a tentare di imporre il loro dominio, ma Frosinone aveva dalla propria l'appoggio papale, che rese inoffensivi i nobili di Anagni. Dal XIII secolofu saltuariamente sede del rettore di Campagna e Marittima, assieme ad altre città della provincia pontificia come FerentinoAnagni e Priverno. Agli inizi del XIV secolo la città fu dominata dalla vicina e potente Alatri, a sua volta conquistata da Francesco de Ceccano e dalle sue truppe ceccanesi per un trentennio. La città dovette subire un disastrosoterremoto nel 1350.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel Cinquecento fu devastata dai Lanzichenecchi, che vi portarono la peste, immediatamente seguiti da truppe francesi e fiorentine, contestualmente al Sacco di Roma. La rocca, distrutta, venne ricostruita; per alcuni il portale principale sarebbe stato disegnato da Michelangelo. Nuove distruzioni si ebbero con l'occupazione da parte degli spagnoliin guerra contro Paolo IV nel 1556: la sua rocca era strategicamente rilevante per il controllo di tutta la valle del Sacco e per la difesa di Roma.

A seguito del trattato di Cave (1557) la residenza dei governatori pontifici della provincia di Campagna e Marittima fu fissata definitivamente a Frosinone; la Campagna e Marittima prenderà poi il nome di Delegazione di Frosinone. Tra il Seicento e l'Ottocento la città conobbe un significativo incremento demografico, passando da meno di duemila abitanti alla metà del Seicento agli oltre diecimila del primo censimento dello Stato italiano. Contemporaneamente si ebbe uno sviluppo architettonico e urbanistico, con la costruzione o ristrutturazione di monumenti e luoghi di culto, e nell'Ottocento la realizzazione di nuove importanti arterie stradali, su tutte la via Nova (attuale Corso della Repubblica) e viale Roma, nuovo accesso alla città.

Degno di nota fu l'atteggiamento della popolazione frusinate durante l'occupazione francese e la Repubblica Romana, alla quale comunque aderirono due frusinati, Giuseppe De Matthaeis e Luigi Angeloni, che divennero Tribuni della Repubblica: la popolazione, intorno al 1798 si ribellò ai soprusi delle truppe francesi e per questo motivo la città venne messa a ferro e fuoco e saccheggiata (la rivolta antifrancese riecheggia ancora oggi attraverso la Festa della Radeca, il Carnevale frusinate).

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio IX in visita a Frosinone, 14 maggio 1863

In occasione del viaggio di Pio IX in Ciociaria (13-20 maggio 1863) con il treno, furono fatti solenni festeggiamenti, che si conclusero con la benedizione del pontefice dal balcone della Prefettura. Durante questa visita il papa promise un finanziamento straordinario per la costruzione di un acquedotto destinato a portare acqua corrente in città per mezzo di una pompa idraulica, acquedotto portato a termine e inaugurato l'8 dicembre 1869.

Frosinone fu testimone nel 1867 della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma con la Colonna Nicotera. Di rilievo lo scontro con i garibaldini a Monte San Giovanni Campano. Nel Museo nazionale di Mentana sono conservati i cimeli della "Vendita" Carbonara "Nicola Ricciotti" patriota mazziniano.

Frosinone fu sottratta allo Stato Pontificio e ufficialmente annessa al Regno d'Italia il 17 settembre 1870, tre giorni prima di Porta Pia. Ma il secolare dominio pontificio sulla città terminò già dalla sera del 12 settembre con la fuga dell'ultimo delegato apostolico, il monsignore Pietro Lasagni, allorquando le truppe italiane bivaccavano ancora lungo la Casilina, nel territorio di Ripi in attesa di riprendere la marcia verso Frosinone.[11]

Nella seconda metà dell'Ottocento l'abitato della città era quasi del tutto racchiuso all'interno dell'antica cerchia muraria della "cittadella" medievale, così come era stato più volte ricostruito dopo le varie devastazioni subite da armate tedesche e spagnole nel XVI secolo e dai francesi sul finire del Settecento.[12] La cittadella stando alla descrizione dello studioso di storia locale Vittorio Valle, "era delimitata da un muro di cinta che aveva tre capisaldi, la Porta Romana o della Valle, la porta di Campania o Napoletana (oggi Porta Campagiorni) e la Rocca, ora sede della Prefettura."[13]

Dopo l'unificazione nazionale la città, divenuta capoluogo dell'omonimo circondario in provincia di Roma, conobbe un rinnovamento edilizio e un abbellimento architettonico dell'abitato, come testimoniano gli edifici tardo ottocenteschi e umbertini dell'attuale centro storico. La città divenne sede degli uffici della sottoprefettura e del distretto militare; dal 1863 era servita dalla stazione ferroviaria statale, alla quale si aggiungerà poi quella della ferrovia vicinale (la Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone).

Nel 1871 Domenico Diamanti divenne il primo sindaco della città dopo l'Unità d'Italia; questi si impegnò attivamente nell'ammodernamento e nel risanamento della città, allora conosciuta come una delle più arretrate d'Italia. Si provvide come detto al rinnovamento edilizio, alla sistemazione delle strade, delle piazze e all'illuminazione del centro urbano. Nel 1874 fu costruita una fila di fabbricati di oltre 300 metri nota come "palazzata Berardi" destinata a rispondere alle esigenze abitative per impiegati e militari del neonato Stato. Al centro della struttura sorse il Teatro Isabella, che fu successivamente chiamato Politeama e poi Cinema-Teatro Excelsior, ancora oggi presente sebbene inattivo.[14]. Nel giugno del 1873 Urbano Rattazzi, allora presidente del Consiglio dei ministri morì improvvisamente a Frosinone mentre si trovava ospite di un amico. Per quell'occasione giunsero in città numerosi politici e funzionari del Re.

Prima foto aerea di Frosinone datata 17 settembre 1925

Al tempo della prima guerra mondiale Frosinone contava circa 12.000 abitanti, disseminati per la campagna in frazioni, in piccoli villaggi, o case sparse, dediti principalmente all'agricoltura. Una parte più esigua di abitanti risiedeva nel centro storico impiegata nei vari uffici della sottoprefettura, del Comune e delle altre amministrazioni tra le quali il Distretto militare. C'era anche una discreta attività artigianale e commerciale. Più modesta risultava l'attività industriale con la presenza di mulini lungo il corso del fiume Cosa, pastifici e tipografie.

Frosinone rimase sede di sottoprefettura dal 1871 al 1926. Nel 1927, nel quadro di una generale riorganizzazione amministrativa, venne istituita dal regime fascista la provincia di Frosinone, sottraendo comuni alle province di Roma eCaserta. Furono ampliati gli uffici esistenti, se ne crearono di nuovi, e furono trasferiti in città un gran numero di dipendenti statali, soprattutto da Caserta.

Frosinone conobbe quindi un nuovo sviluppo demografico, economico e sociale. In questo periodo furono inoltre realizzati numerosi nuovi edifici pubblici, tra questi il Palazzo della provincia e quello della Camera di Commercio. Nel 1926 era terminato l'imponente edificio "Pietro Tiravanti" sede delle scuole elementari.

Il centro storico di Frosinone devastato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale

Le ultime distruzioni saranno inflitte alla città durante la seconda guerra mondiale, con 56 bombardamenti alleati protrattisi dall'11 settembre 1943 a tutto maggio 1944. Durante quell'infelice periodo tutti gli uffici pubblici vengono trasferiti temporaneamente a Fiuggi che godeva di una relativa tranquillità. È il 31 maggio del 1944 quando finalmente i primi alleati entrano a Frosinone. Si tratta dei soldati canadesi appartenenti al Loyal Edmonton Regiment, i quali trovano la città completamente distrutta e abbandonata. Alla fine della guerra Frosinone risulta il capoluogo di provincia più devastato in rapporto al numero di abitanti e al patrimonio edilizio[15]. Un censimento dell'anno successivo registrò 3.050 vani completamente distrutti, 4.880 gravemente danneggiati, ben 8.500 persone rimasero senza tetto, praticamente la totalità degli abitanti della parte alta di Frosinone. Centinaia furono i morti e i feriti.

Dal dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dalla ricostruzione si creano le premesse per il processo di trasformazione del sistema produttivo, che da prevalentemente agricolo diventa industriale e poi terziario. Durante il decennio '50-'60 l'andamento socio-economico di Frosinone segue e conferma le tendenze già riscontrate nell'immediato dopoguerra: un'inesorabile flessione del settore agricolo (9% degli occupati), un modesto incremento dell'industria (36%) e una significativa ascesa delle attività terziarie, che complessivamente (commercio, servizi e pubblica amministrazione) occupano il 54% della forza-lavoro.

Piazzale De Matthaeis con il grattacielo Edera da poco ultimato (anni 1970 circa)

Continua l'opera di ricostruzione con alcuni rifacimenti fondamentali (palazzi della Prefettura, della Banca d'Italia, di Giustizia, della Camera di Commercio e delle Poste e Telecomunicazioni,) e la creazione di opere come l'Ospedale Civile, le case popolari, l'ampliamento della rete stradale urbana ed extraurbana, l'allacciamento idrico con gli insediamenti rurali e la costruzione del Grattacielo Edera.

È in questo quadro generale che si avvia il processo di industrializzazione. I due elementi propulsivi risultano la realizzazione nel 1962 del tratto autostradale Roma-Napoli e l'istituzione nello stesso anno del Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco. L'arteria autostradale, che attraversa longitudinalmente tutta la valle, contribuisce in maniera definitiva a rompere l'isolamento del capoluogo e dell'intera provincia, che fino ad allora si avvaleva per i collegamenti interregionali dell'antica via Casilina o del poco funzionale tratto ferroviario Roma-Napoli, all'epoca non ancora elettrificato. Dalla crescita dell'economia negli ultimi decenni dipende in buona parte la Frosinone di oggi: di fatto, il capoluogo ciociaro presenta attualmente un aspetto in prevalenza moderno di centro industriale e commerciale, mostrando però uno sviluppo urbanistico disordinato e irrazionale dovuto alla mancanza di un piano regolatore e alla forte speculazione edilizia diffusasi già dagli anni sessanta e che prosegue ancora oggi nonostante l'espansione demografica si sia arrestata già da molti anni.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]


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